Legenda di Afrodite

La nascita di Afrodite

Afrodite nella mitologia greca, è la dea dell’Amore, del desiderio, della bellezza e della sessualità. E’ conosciuta anche con i nomi di Cytherea o Citerèa e il suo equivalente nella mitologia romana è Venere.

Tutti sono concordi nell’affermare che Afrodite emerse nuda dalla spuma del mare, sulla spiaggia di Paphos a Cipro. Alcuni pensano che Zeus la generò in Dione (signora della quercia del cui oracolo il padre degli dei s’impadronì) e che fu figlia dell’Oceano e della dea del mare Teti, oppure dell’Aria e della Terra. Ma la maggior parte degli studiosi ritengono che nacque dalle onde fecondate da Urano, dopo che Crono (uno dei Titani, corrispondente a Saturno) ne gettò i testicoli in mare: la Teogonia di Esiodo descrive che “i genitali vennero trascinati dal mare per un lungo periodo e spuma bianca sorse dalla carne immortale; dentro ad essa crebbe una ragazza che divenne Afrodite”. Quando il sangue divino cadde sul mare, l’acqua cominciò a ribollire e su di una conchiglia sospinta da Zefiro, emerse Venere in tutto il suo splendore. Vicino alla riva, giocavano le Ore, figlie di Teti, e quando videro la dea corsero verso di lei per ricoprirla con dei veli ed intrecciarle i biondi capelli con corone di fiori. Zeus, ammaliato, subito l’accolse nell’Olimpo come figlia adottiva, suscitando l’ira delle altre dee.

Cavalcando una conchiglia Afrodite giunse dapprima all’isola di Citera, centro di scambi dal quale il suo culto si diffuse in tutta la Grecia; in seguito, pensando che l’isola fosse troppo piccola per contenere la sua bellezza, attraversò il Peloponneso e finì per stabilire la sua residenza a Pafo, nell’isola di Cipro, dove da sempre è situata la sede principale del suo culto. Là ogni primavera le sue sacerdotesse si bagnavano nel mare e ne riemergevano vergini. Su una gemma ritrovata nella grotta Idea si vede incisa la dea cretese che soffia in una conchiglia, con un animale di mare accanto all’altare: il riccio e la seppia erano sacri per lei. Si dice poi che i fiori sboccino là dove Afrodite posa i piedi e che la dea voli nell’aria accompagnata da stormi di passeri e tortore.

Nel Simposio di Platone, il discorso di Pausania distingue tra due manifestazioni di Afrodite, rappresentata da due storie: Afrodite Urania (Afrodite “paradisiaca”), e Afrodite Pandemos (Afrodite “comune”). Queste due manifestazioni rappresentano il suo ruolo nell’omosessualità e nell’eterosessualità rispettivamente.

Venere è il secondo pianeta in ordine di distanza dal Sole. Il suo simbolo astronomico è la rappresentazione stilizzata della mano della dea Venere che sorregge uno specchio.

Si narra che un giorno, volendo rendersi utile, Afrodite si mise a tessere ad un telaio, ma fu sorpresa da Atena, dea delle arti, che fraintendendo il suo gesto, corse subito a lamentarsi con Zeus: perché l’arte del tessere era una sua virtù e nessun’altra poteva prendere il suo posto.
Afrodite, allora, dopo essersi scusata con Atena decise di non lavorare mai più e di dedicarsi solamente a far innamorare tutti di lei: fu la moglie infedele di Efesto, ebbe una relazione con Ares, il dio della guerra, fu l’amante di Adone ed Anchise da cui nacque Enea (destinato a fondare la civiltà dei latini).

Per Afrodite, l’Amore regnava sovrano e così sarebbe stato per l’eternità!

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